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IL PSI CELEBRA CESARE BATTISTI: "EREDITA' DA DIFENDERE" Lo storico Fabrizio Rasera ne ha tratteggiato la figura, soprattutto nel suo ruolo di giornalista - di Fabio Peterlongo, Giornale l'ADIGE, 1 marzo 2025 Nasceva il 4 febbraio 1875 a Trento Cesare Battisti, patriota e socialista, “profeta” del Trentino italiano e democratico. Fu giustiziato dagli austriaci nel 1916 al Castello del Buonconsiglio tramite impiccagione con l’accusa di tradimento. Si era al culmine della Prima Guerra Mondiale e il suo cadavere, deposto dalla forca, fu esposto al pubblico, fotografato e vilipeso. A centocinquant’anni dalla sua nascita, la sezione trentina del Partito Socialista Italiano ne ha celebrato la memoria con un incontro svoltosi ieri all’Hotel America, al quale hanno preso parte diversi cittadini e numerosi rappresentanti di vertice del centrosinistra locale. Ad introdurre la figura del più noto tra gli irredentisti è stato il segretario del Psi trentino Alessandro Pietracci: «Noi socialisti ci consideriamo la “famiglia” di Cesare Battisti, cerchiamo di portare avanti la sua vasta eredità, troppo spesso dimenticata. Attingiamo al passato per guardare al futuro». Pietracci ha ripercorso la personalità di Cesare Battisti riprendendo le parole di Gaetano Salvemini, anch’egli socialista e partigiano antifascista: «Di Battisti Salvemini scrisse che se non fosse morto così giovane, sarebbe stato un grande protagonista del Dopoguerra. E lo stesso Salvemini ne ricorda l’impegno giornalistico: fondò “Il Popolo” e in esso riversò tutto il suo patrimonio». Il socialista Nicola Zoller riflette sull’eredità “contesa” di Cesare Battisti, rivendicata anche dal Fascismo, come testimonia il Mausoleo sul Doss Trento realizzato durante il regime mussoliniano: «Battisti fu un eroe socialista, ma usurpato dal Fascismo, a torto perché lui si poneva in continuità con lo spirito risorgimentale. Nel corso della Grande Guerra fu un interventista democratico: non aveva in odio il proletariato austro-ungarico, ma la Monarchia asburgica». Come prova dell’antifascismo “postumo” di Cesare Battisti giova ricordare le azioni della vedova Ernesta Bittanti, che da giornalista utilizzò la sua penna per denunciare le ingiustizie del regime fascista e per promuovere i valori democratici. Inoltre il figlio Gigino Battisti fu partigiano e primo sindaco di Trento liberata dal Cln. Cuore del convegno è stato l’intervento dello storico Fabrizio Rasera che ha raccontato l’esperienza giornalistica del giovane Battisti: «Fin dai tempi del ginnasio (Battisti frequentò il Liceo "Prati", ndr), Battisti si attivò nel giornalismo fondando la rivista “Tridentum” dove esponeva i problemi dei giovani, sfidando le regole che lo proibivano. Fu un leader generazionale, giovanile, anche perché vista la sua morte precoce non poté andare oltre la prima maturità». Poi fondò “Il Popolo”, giornale fuori dagli schemi per il panorama trentino: «Nel “Popolo”, Battisti raccontava il malaffare dei politici e le condizioni misere in cui versavano gli operai. Andò incontro a numerose denunce per la sua attività giornalistica. Su quelle pagine lo spazio per la cronaca nera era piuttosto ridotto e si potevano leggere analisi di politica europea e internazionale, in controtendenza rispetto ad altre testate locali. Fu metodicamente colpito dalla censura, che lo costringeva a continue acrobazie. Ma non smise mai di denunciare la corruzione morale e politica». torna in alto |